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Le menti ragionevoli non vacillano nel sospetto di soffrire morte e infamia per ciò che è retto
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martedì, 14 luglio 2009

Spider Man (is) Lost (?)

Ogni volta che smetto di comprare l'Uomo Ragno, qualcuno me lo regala.

L'isola non vuole che io smetta di leggerlo.

Dissolvenza in nero.

BEEEP BEEEP BEEEP

4 8 15 16 23 42

EXECUTE

Cosa Locke? Hai detto qualcosa per caso?

-Non confondere la coincidenza con il destino.-

Brrrrrrrr
domenica, 10 maggio 2009

Star Trek

Il padre di Lost torna a giocare con il tempo in questo suo Star Trek, e lo fa davvero bene! Nel film ci sono tanti di quei piani temporali diversi, che a ripensarci mi è venuto il mal di testa!
Riassumo: il futuro della terra è il presente del film. Il presente del film è il passato della serie televisiva. Il flashback iniziale è il passato remoto del presente del film, e si intreccia con il futuro del telefilm. Poi ci sono le infanzie contrapposte di Kirk e Spock che portano al presente del film. Nel presente del film Kirk deve fare i conti con la minaccia del futuro che aveva ucciso suo padre nel passato, ma intanto questa minaccia è invecchiata nel presente. Ed infine, il futuro del futuro.
Ma la cosa più sorprendente è che la sceneggiatura non si perde e il tutto è molto ben sviluppato. L'intreccio è agilissimo e il film scorre dall'inizio alla fine che è un piacere.
I personaggi sono davvero ben caratterizzati, dal comandante al macchinista. In due ore di film Abrams riesce a dirci vita, morte e miracoli di tutti, delinearne le psicologie e farli anche evolvere.
Il pericolo di rendere Kirk il solito personaggio odioso, quello che risolve tutto e che sa tutto, è stato sapientemente aggirato facendo del prossimo capitano uno sbandato dal fine umorismo.
Spock ha acquisito profondità anche grazie alla grande prova d'attore di Zachary Quinto, che passa dall'algida superiorità vulcaniana alla rabbia omicida e psicoide di Sylar pur rimanendo credibilissimo.
Ma tutto il cast è di qualità elevata. Stupendi gli effetti speciali, che più che stupire con luci ed esplosioni puntano a lasciare a bocca aperta di fronte alle immagini mastodontiche di navi e pianeti. Ottima la fotografia, che più di una volta mi ha stupito.
E ora un commento da appassionato di Star Trek. Ho letto che questo film stravolge quelli che erano i punti fermi della serie, io non credo. A parte che, ad oggi, un'evoluzione ci vuole. Ci sono sì parecchi combattimenti in questo film, ma non è di certo il tema centrale. Centrali sono i personaggi, come lo erano nella serie. Se nel telefilm c'erano pochi combattimenti, è anche perchè all'epoca era complesso renderli su schermo. Eppure ricordo che Kirk non sdegnava di menare le mani.
Ho apprezzato tantissimo l'estrema somiglianza dei personaggi con quelli della serie originale. Somiglianza che non si riduce solo alla fisionomia, ma anche alla gestualità, sintomo di uno studio approfondito da parte del regista. Per non parlare delle frasi storiche che strappano anche qualche lacrimuccia. Non voglio rovinare la sorpresa, ma dico solo che alla fine mi son venuti i brividi e mi son ritrovato bambino con mio padre a vedere Star Trek sul divano.

Chicca finale, il dettaglio che trasforma il film in un capolavoro, a mio parere. Credo che Abrams sia l'unico dopo Kubrik ad aver capito che nello spazio non ci sono rumori, nè manovre strane delle navicelle. Niente suoni, niente virate ed inseguimenti. E la citazione a 2001 Odissea nello Spazio, con Kirk nello spazio aperto e l'unico suono udibile è il suo respiro affannoso, è davvero spettacolare.
- Elderion così ha scritto -storie su pellicola
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giovedì, 10 luglio 2008

E venne il giorno

Io me lo immagino Shyamalan a letto con la moglie, con un taccuino in grembo.

-Cara, ho avuto l'idea per un film bellissimo, stupefacente, hai presente quello con i fantasmi che ho fatto un po' di tempo fa? Di più!
-Eh, dai, racconta
-Allora, siamo in america, no? New York, hai presente? Ecco, immagina Central Park... tutti quegli alberi... poi immagina tutte le persone che si suicidano a Central Park, ci sei? Perfetto, poi tutti scappano, logicamente, perchè pensano che ci siano i terroristi, ma invece succede anche a Boston, ti rendi conto? Sempre nel parco! Poi dappertutto, tutti si suicidano, cioè te li immagini? Gente che fa cose pazzeeeesche! Ecco, poi c'è questo professore, con la moglie che lo tradisce, no non sei te, e hanno una bambina con loro e scappano scappano scappano e poi si salvano! E' bellissimo no?!
-Ma perchè la gente si suicida?
-Ah... ehm... e poi c'è questa vecchia pazza...
-Ho capito Shymmiottino mio, ma perchè?
-...e poi le api...
-Va be, io torno a dormire. Domani ricordati di innaffiare le piante...

Allora.
Abbiamo questa "epidemia", tutti si suicidano ma prima camminano all'indietro (e c'è gente che si impressiona tantissimo a vedere persone che camminano all'indietro...) e tu dici: ma certo, la chiave è che tornano indietro, ripetono le stesse frasi, camminano all'indietro... ci sarà un motivo! No, non c'è, anche perchè poi nel resto del film non succede più, alcuni non camminano all'indietro, altri sì, insomma, un casino.
Poi ti viene da pensare che alcuni sono immuni perchè non tutti si suicidano, anzi, c'è gente che rimane a fianco dei suicidi senza accusare sintomi dell'"epidemia". Eh no, no, poi si scopre che è una tossina che colpisce tutti, anche se all'inizio del film era diverso.
Poi c'è questa strana cosa della scena in cui compare per la prima volta il protagonista, un professore: la didascalia dice "Università della Pennsylvania", ma poi gli studenti hanno 15 anni e  il posto è chiaramente un liceo.
Ecco, nel liceo il protagonista parla della scomparsa di migliaia di api, che non hanno lasciato traccia e che sono come sparite. Interessante, potrebbe essere un indizio. A volte Shyamalan inquadra il cielo e si vedono in lontananza come degli sciami, a volte si sente un lieve ronzio. Eh, però poi se ne dimentica! Non si parla più di api, niente, scomparse, fine, stop!
Sempre nel Liceo\Università i professori vengono radunati dal preside, che li informa che hanno il compito di capire cosa è successo. Domanda 1: perchè li raduna nel teatro della scuola al posto che nella sala professori? Domanda 2: perchè dei professori di liceo della Pennsylvania dovrebbero indagare su una catastrofe avvenuta a New York qualche minuto prima? Domanda 3: che senso ha la scena se poi nessuno indaga più?
A questo punto tutti scappano, l'epidemia si diffonde e, in un paese di scienziati e ricercatori, l'unico che capisce che la causa sono le piante è un agricoltore mezzo pazzo di un paesino sperduto. E le sue teorie sono basate palesemente da libri di giardinaggio ("parla con le tue piante da giardino") e documentari vari. Inoltre questo bellissimo uomo, in fuga, con il rischio di morire di una morte orrenda si ferma a casa per preparare degli hot dogs! "Gli hot dogs sono sottovalutati, hanno una forma buffa e sono buoni! Vi piacciono gli hot dogs?" "No!"... ecco, questo è stato il dialogo più sensato del film.
Tutta la storia del padre della bambina che se ne va, cerca la moglie, si suicida la lascio perdere, non serve a nulla.
C'è una ragazza che prima di suicidarsi esclama "ragiono per calcoli, ragiono per calcoli", frase che sembra allacciarsi alla scena precedente in cui, prima che il padre di cui sopra si suicidi, questo esorta una ragazza spaventata a fare dei calcoli tramite un indovinello. Ecco... non c'entra nulla neanche questo!
La matassa sembra districarsi quando il protagonista capisce che la "tossina" agisce solo su grandi gruppi di persone, quindi meglio stare in pochi. Peccato che si sbagliava! Anche perchè, a ben pensarci, una neurotossina che vedendo poca gente decide di passare la serata in un posto più affollato è abbastanza insolita. A meno che la neurotossina fosse la Particella di Sodio straincazzata!
C'è la vecchia pazza che aiuta la neurotossina ad entrare in casa prendendo a testate le finestre.
C'è la casa diroccata che ha la solita cantina alla The Signs.
C'è un anello che cambia colore secondo l'umore, che sembra essere centrale nell'intreccio ma poi non serve a niente. Ah, nota per Shyamalan: io uno di quegli anelli ce l'ho, costa 2 euro e sì, te lo vendono con la legenda dei colori, ogni colore equivale ad un umore ecc, ma guarda che cambiano colore con la temperatura, eh! Non ci avrai mica creduto!?

Facendo il punto degli indizi: la gente cammina all'indietro, le api sono scomparse, certe persone si suicidano altre no, gruppi grandi di persone sono più a rischio, gli alberi si possono difendere con neurotossine, la vecchia risponde ad un ordine silenzioso di rompere le finestre, l'anello cambia colore, l'epidemia è circoscritta al nord-est america, i calcoli, il vento e chi più ne ha più ne metta...

...arriva la fine del film, tre mesi dopo, telegiornale, parla l'espertone: "Eh, non lo sappiamo mica cosa è successo!"

Comunque non era di sicuro una neurotossina, o meglio, forse Shyamalan voleva che fosse una neurotossina, ma, da non esperto di chimica, fisica e biologia penso di non sbagliarmi se dico che a 50 metri di distanza la tossina ti becca lo stesso (scena del binocolo e del tagliaerbe), non ti da ordini di sorta, non decide chi colpire e soprattutto non si esaurisce in 24 ore.

Scritto, diretto e prodotto da M. Night Shyamalan. Perchè i produttori dopo aver letto il soggetto avranno tutti risposto unanimamente: "Mah"
lunedì, 03 dicembre 2007

1408



Da fan di Stephen King non potevo perdermi questo film, e non sono stato deluso!

Qualche cenno "storico": 1408 è tratto da un racconto di King, campo nel quale lo scrittore da il meglio di se, a mio parere. Racconti brevi carichi di tensione e di incubi visionari, che lasciano sempre una certa inquietudine per la caratteristica (che apprezzo molto) di non spiegare... niente! Un esempio: "Il dito", racconto contenuto nella raccolta "Incubi e deliri", parla di un uomo ossessionato da un dito che esce dal lavandino del suo bagno e ne raschia la superficie. Perchè c'è il dito? Di chi è? Da dove viene? Cosa vuole? King non ce lo spiega. E così anche in 1408, storia di uno scrittore horror che passa la notte in una stanza d'albergo "infestata": non sappiamo da chi effettivamente sia abitata quella stanza, nè cosa vuole dal protagonista. Non c'è una vera soluzione dell'enigma, ma solo un modo per sfuggirvi.

Il film è ben girato. Stranamente la tensione non è affidata del tutto alla musica, come avviene spesso in questo genere di film, ma bensì alle luci. Infatti la fotografia è fenomenale, illumina, scurisce, rende il freddo e il caldo, fa vedere e non vedere. Ma neanche la musica è marginale: sottolinea ogni movimento del protagonista, è costante e poco invasiva, ma fa la differenza quando davvero serve... vedere il film per credere!

Il tutto, che già di per se è sufficiente a garantire un prodotto godibile, è supportato da una recitazione sublime di Samuel Jackson e John Cusack. Il primo compare per pochi minuti nel film, ma lascia il segno. Con poche battute ed espressioni facciali molto convincenti riesce a stendere un velo di tensione prima ancora che l'azione prenda il via. Così ci ritroviamo a temere il peggio già dai corridoi dell'albergo, e non si allenta neanche quando, aperta la porta della terribile 1408, troviamo la stanza normalissima, quasi banale. Ma Jackson ci ha detto che così non è, ed è stato così convincente che persino una tenda di lino che svolazza sullo sfondo ci fa sussultare!
Cusack è geniale. Regge da solo l'intero film, in un monologo interrotto solo da qualche dialogo all'inizio e uno alla fine. Solo compagno, il suo registratore, intimo confidente dei pensieri più oscuri. Come è possibile recitare da solo per 2 ore abbondanti? Cusack lo fa, entrando a fondo nella psicologia del suo personaggio e riversando tutte le paure e le insicurezze sul suo volto che sembra poter esprimere a comando una gamma di espressioni quasi infinita.

Un finale fasullo fa sì che lo spettatore pensi "no, non è possibile che sia tutto qui", ma è così ben architettato che un po' il dubbio ti viene, aspetti che le luci si riaccendano per poterti fiondare in macchina, tornare a casa e scrivere una recensione stroncante. Poi il film continua, le speranze si riaccendono e grazie alla regia sempre attenta ai dettagli finalmente il vero finale si palesa, esaltante e liberatorio.

Sono soddisfatto! Il miglior film dell'anno, direi!
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lunedì, 08 ottobre 2007

Heroes II

EROI "INSOLITI"

Hiro Nakamura è una miniera di citazioni. Dal "Grande Giove" che esclama parlando con se stesso (ricordate Doc di "Ritorno al futuro"?) alle citazioni di fumetti storici. Per non parlare di suo padre, che è niete poco di meno che il signor Sulu! Comunque, Hiro ha un potere non comune e poco sfruttato anche nei fumetti: manipola il tempo, può spostarsi avanti e indietro a suo piacimento e dunque anche teletrasportarsi, Un po' Nightcrawler, un po' Legione insomma. Ma la somiglianza più grande, coerente con la sua... giapponesità... è con Trunks di Dragonball: stessa spada, stessi vestiti cyberpunk, stessi capelli lunghi, stesso viaggio dal futuro per avvertire i compagni nel passato del pericolo imminente che corre il pianeta.


Anche se il potere di Peter Petrelli non è più così insolito dopo che è stato sdoganato anche al grande pubblico dal film degli X-Men con Rogue, trovo estremamente insolito e coraggioso da parte degli autori affidare la parte principale della serie ad un personaggio che di fatto è un "parassita".




Un potere interessante quello di Claire Bennet, la rigenerazione cellulare. Il fattore rigenerante è proprio di Wolverine, personaggio molto conosciuto, ormai, anche dai "non addetti ai lavori". Allora cosa lo rende insolito? Bè... c'è pochissima azione in un potere di difesa come questo e persino ad un personaggio carismatico come Logan servono degli artigli per risultare interessante. E infatti Claire non è questo gran che come eroina!



Per Niki Sanders non trovo corrispondenze nei fumetti. E' il classico doppio, il dottor Jeckyll e il signor Hyde. Il suo è un potere interessantissimo, non tanto per quello che può fare, quanto per le domande che apre. Domande come: è lei ad avere la capacità di ospitare la sorella nel suo corpo, o è la sorella la vera "eroina"?




Isaac Mendez è un veggente, ma la particolarità è che dipinge il futuro in stile fumettistico!







D.L. Hawkins possiede il potere di rendersi intangibile. Potere insolito che hanno personaggi sconosciuti ai più, ma amati dagli appassionati, come Kitty Pryde o La Visione





Micah Hawkins ha affinità con i manga. Il suo potere di interagire con computer e sitemi tecnologici mi ricorda molto Satsuki Yatoji, una dei sette messaggeri del fumetto delle Clamp, X\1999, la quale poteva tramite la "Bestia" collegarsi con tutti i sistemi computerizzati di Tokyo, instaurando con essi un rapporto morboso, che sfocia poi nella gelosia della macchina verso la donna.
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Heroes

Dal momento che sto ancora guardando le puntate su Italia 1 di questo bellissimo telefilm vorrei aspettare la fine della prima serie (che, come mi dice Shelidon, ha una fine vera e propria e non bisogna aspettare anni per capirci qualcosa) per parlarne approfonditamente.

Ora però vorrei fare qualche piccola considerazione, non sulla storia, bensì sull'originalità degli sceneggiatori. Originalità che si concentra, secondo me, soprattutto nei vari poteri che gli heroes possiedono.

Infatti, se da un lato abbiamo eroi tipici e stereotipati, dall'altro troviamo personaggi che possiedono caratteristiche così particolari che non mi sarei mai aspettato di vedere in un telefilm. Questi poteri insoliti sono segno di una grande passione per il mondo dei comics, e non solo di quelli americani. Più va avanti la serie più trovo affinità tra gli heroes e alcuni personaggi dei fumetti un po' sconosciuti alla massa, ma che fanno la gioia di tutti noi appassionati.

Naturalmente, non avendo visto la serie completa, mi limiterò ai personaggi che conosco!

Andiamo con ordine:

EROI "CLASSICI"

Nathan Petrelli è il classico Superman: vola, è velocissimo, è bello e aitante, ha il mascellone e il ciuffo ribelle. Un tocco di originalità anche a lui, però: se da una parte Nathan ha aspetto e poteri del supereroe buono per antonomasia, il suo carattere e la sua spocchia sono in completa antitesi con il timido giornalista di Metropolis. Anche il suo stato sociale è diverso. Insomma, è un Superman antipatico e negativo. Lo sarebbe ancora di più se iniziasse anche lui ad infilarsi le mutande sopra i pantaloni!


Matt Parkman è il classico telepate. Anche qui, classico fino ad un certo punto: sembra un po' un personaggio di contorno, ma tutti sappiamo cosa possono fare personaggi con il suo potere quali Charles Xavier o Jean Gray!


Claude Raines, l'uomo invisibile, spartisce il potere con Sue Storm e il nome con l'attore che portò sul grande schermo negli anni '30 The Invisible Man, Claude Rains





Continua...
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giovedì, 19 luglio 2007

Harry Potter e l'Ordine della Fenice

Chi di voi mi conosce è ben abituato alla mia avversione verso questa serie di libri\film. Per mero pregiudizio non ho mai letto le pagine di Harry Potter, ma ho visto tutti i film. Non è cosa a cui sono molto avvezzo, di solito leggo prima di vedere, ma a questo proprio non riesco neanche ad avvicinarmi. Sarà orticaria, o campi magnetici strani.

Fatto sta che i film li ho visti, quindi, appassionati del maghetto, accettate il mio come un giudizio fuori dal coro.

Ebbene, sento da ogni parte quanto questo film sia nefando e brutto, quanto poco di Harry Potter ci sia ecc ecc. Forse è per questo che non mi è dispiaciuto!
Mi spiego meglio. Se devo fare un confronto con gli altri quattro, mi accorgo che rispetto al primo è meno infantile, rispetto al secondo è meno campato per aria, rispetto al terzo è meno noioso e rispetto al quarto è più comprensibile.
Guardando il primo film ho avuto la stessa identica reazione di quando, quel fatidico sabato a Desio, la bibliotecaria, rispondendo alla mia richiesta di un libro che fosse minimamente paragonabile al Signore degli Anelli, mi consigliò un tomo di una manciata di pagine con in copertina un odioso bimbo occhialuto che riportava una quantità esagerata di clichè sulla magia.
Guardando il secondo ho visto un basilisco a forma di murena, un albero che è la copia dell'Old Man Willow tolkieniano, un ragno che è la copia di Shelob e che porta il nome storpiato del re Aragorn, e altre banalità simili.
Il terzo rimane il peggiore, dato che il primo tempo non si capisce niente se non sai la storia e il secondo tempo è una ripetizione del primo vista da un'altro punto di vista. Insomma, mi sono addormentato.
Il quarto è un'incongruenza di scene tagliate, personaggi che cicciano fuori dappertutto e dialoghi incomprensibili.

Questo quinto film è... normale. Si capisce, ci sono belle idee come l'Ordine della Fenice (che mi aggrada non poco) e qualche intrigo da risolvere in più. Mi riferisco alla profezia, che ha solleticato la mia immaginazione. Inoltre è dallo scorso film che ammiro l'attore che interpreta Lord Sochenonsidevedire Voldemort ("sta cercando qualcosa che non aveva l'ultima volta che l'hai incontrato" "un'arma?" "no, il naso"), Ralph Fiennes. Naturalmente Harry Potter è sempre più stupido, naturalmente sempre più inutile, naturalmente sempre più antipatico. L'attore invece è sempre più preso di sè.
Non mi è piaciuta la fotografia, che non aveva niente di speciale.
Certo, anche questo film pecca della convinzione del regista che ormai Harry Potter sia il verbo diffuso per tutto il mondo e che quindi sia impensabile che la gente non conosca la storia, quindi omette molti particolari che mi sono dovuto far spiegare dalla mia ragazza, e lascia scene inutili e personaggi inutilizzati, tipo lo sgorbio borbottante.
Colonna sonora? Mah, direi inesistente e molto poco incisiva.

E' tutto direi. Voglia di vedere il sesto non me ne ha lasciata, di leggere i libri neppure, ma almeno uscito dalla sala non ho sentito il bisogno di un film di Clive Barker per sciacquarmi la bocca... ehm, gli occhi.

Oh, già, una cosa che vorrei chiedere a voi appassionati. Ma questo Harry Potter, a settembre, come fa ad avere tutta questa voglia di tornare a scuola? E' matematico che a giugno sarà in fin di vita, per lui varcare quella soglia è una condanna!
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giovedì, 14 giugno 2007

Spider Man 3

Un film. Niente di più. Nè bello nè brutto, semplicemente insipido.
Troppa carne al fuoco, troppi personaggi da trattare, troppe storie da intersecare, con il risultato che tutto viene sviluppato sommariamente e di fretta.

Inanzi tutto, il costume nero. Nessuno si aspettava di vedere su schermo le Guerre Segrete, ma nessuno si aspettava anche l'arrivo del simbionte descritto in una maniera che si può riassumere in poche parole:

meteorite cade sulla terra, sbonk. Alieno si appiccia a Peter, splok.


Nessuno si chiede perchè questo meteorite cadendo su un pianeta che ha un'area di 510 065 285 km quadrati, tra ben 5 continenti tra i quali scegliere sceglie l'America, lo stato del New York, che ha una densità di popolazione di 157,07 persone a km quadrato, e non una città qualunque, ma a New York, che conta 18,976,457abitanti, ebbene, dicevo, nessuno si chiede per quale strano caso del destino questo dannatissimo meteorite si schianta proprio dove l'Uomo Ragno sta pomiciando?
Fosse almeno bello il costume nero. No, è identico a quello vecchio, solo senza colore. Ma nessuno si ricorda che all'epoca del costume nero Peter lo trasformava a piacimento? E perchè nel film lo ripone piegato e stirato? E' organico! Non è cotone!

Mary Jane, la donna forte e risoluta del fumetto, qui è una ragazzina che fa scelte idiote. Non capisce neanche lei cosa stia facendo, un giorno è felice, l'altro è triste... e ci credo poi che Peter bacia le altre. Questa ogni volta lascia il ragazzo di turno senza che lui lo sappia.

L'uomo sabbia. Bello l'effetto. Sì ma poi? Questo personaggio lo vediamo all'inizio preoccupato per la figlia, poi si trasforma, fa qualche rapina e fine. Niente di niente. Era bella l'idea di legarlo sentimentalmente, ma bisogna anche svilupparle le belle idee.

Goblin. Botta in testa, cattivo. Botta in testa, buono. Acceso, spento. Divertente! Comunque un Goblin buono che sembra il Robin della situazione non è cosa da tutti i giorni. E per rimanere in tema DC, indovinate chi lo convince a votare la maschera da folletto al bene? Ma sì, il maggiordomo! Originale, vero?
Oh, dimenticavo... niente maschera da folletto, naturalmente, solo un esoscheletro super tecnologico. Già, molto in tema con Goblin...

Gwen, cara vecchia Gwen. La fidanzata storica, la ragazza acqua e sapone, la bella e intelligente fanciulla dell'ESU, colei di cui tutti ci siamo invaghiti da piccoli leggendo Spidey. Quanti di noi hanno storto il naso nelle recenti storie in cui si scopre che prima di morire fu stuprata da Norman? Quanti con finto buonismo hanno criticato quelle storie che tutto sommato non snaturano per nulla la povera Gwen? Vorrei vedere quegli stessi ben pensanti guardare questo film e rallegrarsi di una Gwen che è solo un'oca adolescente con la risata stupida e la testa vuota.

Venom. Dov'è la bava? Dov'è la voce inquietante? Dov'è l'alieno famelico che incute paura? Io vedo solo un pupazzo più piccolo persino del mingherlino Tobey Maguire che non fa. assolutamente. nulla.
Nota per Sam Raimi. Eddie Brock è un culturista. Questo, no.

E infine Peter Parker. Ancora, e inesorabilmente, in questo film come negli altri è un perfetto idiota.

- Elderion così ha scritto -ottava arte, storie su pellicola
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martedì, 29 maggio 2007

Stephen King's IT

Se qualcuno ancora pensa che Stephen King sia un mero scrittore di best sellers, o se, ancora peggio, lo liquida con un sufficiente "ma sì, scrive horror...", bene! Si legga It e poi ne riparliamo!

It è stato il primo libro che ho letto di questo autore, e da allora ho praticamente divorato tutti gli altri, avventurandomi in un vero e proprio universo, un intrico di storie, luoghi, situazioni e personaggi che si intersecano tra un romanzo e l'altro. Non sarà dunque raro ritrovare Derry, la cittadina perseguitata dal malvagio pagliaccio, nel viaggio attraverso l'America del protagonsita di qualche altra storia, e naturalmente al bordo della strada gli sembrerà per un momento di scorgere una strana figura vestita di rosso e con la faccia dipinta!
Tutte le storie hanno poi un filo conduttore, spesso solo accennato, a volte fa da sfondo, altre è centrale: la Torre Nera... ma questa, come diceva il buon Arnold in Conan, è un'altra storia...

Derry. Cittadina calma e tranquilla dove i bambini giocano, si divertono, esplorano i posti bui come i famigerati Barren, una radura piena di rovi e scarichi fognari. Una cittadina semplice, con biblioteca, cisterna idrica, scuola elementare, quartiere povero e una cava. Una cittadina dove ogni 27 anni succede qualcosa di tragico, come lo scoppio di una fabbrica o incendi dolosi da parte del KKK, o l'esplosione di una fabbrica durante una caccia al tesoro, con successiva morte di centinaia di bambini. E nel '58 7 ragazzini di 11 anni scoprono qualcosa, un mistero che si cela nelle fogne della città, un malvagio mostro dalle sembianze di pagliaccio che può assumere l'aspetto delle paure più viscerali di ogni persona. Per la prima volta, dunque, questo gruppo di amici, che si fa chiamare il Club dei Perdenti, affronta la creatura... per poi dimenticarsene.

Certo, 27 anni dopo l'incubo ritorna, e anche il Club, questa volta per lo scontro finale.

La storia si divide tra i due periodi di tempo, tramite il racconto di ogni personaggio che tornando nella città natia inizia a ricordare pezzi di storia staccati tra loro, ma collaborando e unendo ogni ricordo il puzzle si crea sotto gli occhi del lettore che attraverso le 1000 e passa pagine riesce ad addentrarsi nella storia e a farla sua.

I personaggi sembrano vivi, le parti del romanzo strettamente horror sono frammezzate da scene di vita quotidiana così magistralmente narrate che quasi si respira l'aria dell'estate del '58.

Io personalmente ho letto quasi metà libro in un viaggio dalla Liguria a Milano, alla luce soffusa della cabina di un treno che ha ritardato fino a mezzanotte... l'atmosfera giusta!

Ormai la storia è conosciuta dai più grazie al film, ma come ogni trasposizione, questo non rende la profondità delle situazioni e la caratterizzazione di ogni personaggio, non ultimo Pennywise il clown. 

- Elderion così ha scritto -storie su pellicola, storie di carta
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