Sto provando a scrivere un fantasy, ma ho un piccolo problema: non mi piacciono i fantasy! O meglio, mi piace l'idea che sta dietro, mi piacciono i mondi immaginari, i personaggi leggendari, le storie colme di elementi immaginifici.
Leggendo il Domenicale del Sole 24 Ore ho avuto la sensazione che il pessimismo riguardo questa crisi stia dilagando anche nel mondo dei libri e dell'editoria.
Ieri erano presenti in aula 102 dell'Università Statale di Milano Wu Ming 2 e Wu Ming 4. Argomento della lezione aperta era la storiografia moderna. "L'unica alternativa per non subire una storia è raccontarne altre mille". Wu Ming ha portato avanti la tesi secondo la quale in una società in cui si è sempre più incapaci di ragionare storicamente, in cui i mezzi di comunicazione tendono ad appiattire ogni avvenimento alla sua contemporaneità, si è persa la capacità di ragionare a tutto tondo, guardando anche in dietro, al passato. Inoltre hanno spiegato l'argomento tolkieniano della mitopoietica, raccontando la storia della battaglia di Maldon per poi ribaltarla completamente esponendo l'analisi critica compiuta da Tolkien con il suo "Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm". 


Chi di voi mi conosce è ben abituato alla mia avversione verso questa serie di libri\film. Per mero pregiudizio non ho mai letto le pagine di Harry Potter, ma ho visto tutti i film. Non è cosa a cui sono molto avvezzo, di solito leggo prima di vedere, ma a questo proprio non riesco neanche ad avvicinarmi. Sarà orticaria, o campi magnetici strani.
Se qualcuno ancora pensa che Stephen King sia un mero scrittore di best sellers, o se, ancora peggio, lo liquida con un sufficiente "ma sì, scrive horror...", bene! Si legga It e poi ne riparliamo!
It è stato il primo libro che ho letto di questo autore, e da allora ho praticamente divorato tutti gli altri, avventurandomi in un vero e proprio universo, un intrico di storie, luoghi, situazioni e personaggi che si intersecano tra un romanzo e l'altro. Non sarà dunque raro ritrovare Derry, la cittadina perseguitata dal malvagio pagliaccio, nel viaggio attraverso l'America del protagonsita di qualche altra storia, e naturalmente al bordo della strada gli sembrerà per un momento di scorgere una strana figura vestita di rosso e con la faccia dipinta!
Tutte le storie hanno poi un filo conduttore, spesso solo accennato, a volte fa da sfondo, altre è centrale: la Torre Nera... ma questa, come diceva il buon Arnold in Conan, è un'altra storia...
Derry. Cittadina calma e tranquilla dove i bambini giocano, si divertono, esplorano i posti bui come i famigerati Barren, una radura piena di rovi e scarichi fognari. Una cittadina semplice, con biblioteca, cisterna idrica, scuola elementare, quartiere povero e una cava. Una cittadina dove ogni 27 anni succede qualcosa di tragico, come lo scoppio di una fabbrica o incendi dolosi da parte del KKK, o l'esplosione di una fabbrica durante una caccia al tesoro, con successiva morte di centinaia di bambini. E nel '58 7 ragazzini di 11 anni scoprono qualcosa, un mistero che si cela nelle fogne della città, un malvagio mostro dalle sembianze di pagliaccio che può assumere l'aspetto delle paure più viscerali di ogni persona. Per la prima volta, dunque, questo gruppo di amici, che si fa chiamare il Club dei Perdenti, affronta la creatura... per poi dimenticarsene.
Certo, 27 anni dopo l'incubo ritorna, e anche il Club, questa volta per lo scontro finale.
La storia si divide tra i due periodi di tempo, tramite il racconto di ogni personaggio che tornando nella città natia inizia a ricordare pezzi di storia staccati tra loro, ma collaborando e unendo ogni ricordo il puzzle si crea sotto gli occhi del lettore che attraverso le 1000 e passa pagine riesce ad addentrarsi nella storia e a farla sua.
I personaggi sembrano vivi, le parti del romanzo strettamente horror sono frammezzate da scene di vita quotidiana così magistralmente narrate che quasi si respira l'aria dell'estate del '58.
Io personalmente ho letto quasi metà libro in un viaggio dalla Liguria a Milano, alla luce soffusa della cabina di un treno che ha ritardato fino a mezzanotte... l'atmosfera giusta!
Ormai la storia è conosciuta dai più grazie al film, ma come ogni trasposizione, questo non rende la profondità delle situazioni e la caratterizzazione di ogni personaggio, non ultimo Pennywise il clown.