Se qualcuno ancora pensa che Stephen King sia un mero scrittore di best sellers, o se, ancora peggio, lo liquida con un sufficiente "ma sì, scrive horror...", bene! Si legga It e poi ne riparliamo!
It è stato il primo libro che ho letto di questo autore, e da allora ho praticamente divorato tutti gli altri, avventurandomi in un vero e proprio universo, un intrico di storie, luoghi, situazioni e personaggi che si intersecano tra un romanzo e l'altro. Non sarà dunque raro ritrovare Derry, la cittadina perseguitata dal malvagio pagliaccio, nel viaggio attraverso l'America del protagonsita di qualche altra storia, e naturalmente al bordo della strada gli sembrerà per un momento di scorgere una strana figura vestita di rosso e con la faccia dipinta!
Tutte le storie hanno poi un filo conduttore, spesso solo accennato, a volte fa da sfondo, altre è centrale: la Torre Nera... ma questa, come diceva il buon Arnold in Conan, è un'altra storia...
Derry. Cittadina calma e tranquilla dove i bambini giocano, si divertono, esplorano i posti bui come i famigerati Barren, una radura piena di rovi e scarichi fognari. Una cittadina semplice, con biblioteca, cisterna idrica, scuola elementare, quartiere povero e una cava. Una cittadina dove ogni 27 anni succede qualcosa di tragico, come lo scoppio di una fabbrica o incendi dolosi da parte del KKK, o l'esplosione di una fabbrica durante una caccia al tesoro, con successiva morte di centinaia di bambini. E nel '58 7 ragazzini di 11 anni scoprono qualcosa, un mistero che si cela nelle fogne della città, un malvagio mostro dalle sembianze di pagliaccio che può assumere l'aspetto delle paure più viscerali di ogni persona. Per la prima volta, dunque, questo gruppo di amici, che si fa chiamare il Club dei Perdenti, affronta la creatura... per poi dimenticarsene.
Certo, 27 anni dopo l'incubo ritorna, e anche il Club, questa volta per lo scontro finale.
La storia si divide tra i due periodi di tempo, tramite il racconto di ogni personaggio che tornando nella città natia inizia a ricordare pezzi di storia staccati tra loro, ma collaborando e unendo ogni ricordo il puzzle si crea sotto gli occhi del lettore che attraverso le 1000 e passa pagine riesce ad addentrarsi nella storia e a farla sua.
I personaggi sembrano vivi, le parti del romanzo strettamente horror sono frammezzate da scene di vita quotidiana così magistralmente narrate che quasi si respira l'aria dell'estate del '58.
Io personalmente ho letto quasi metà libro in un viaggio dalla Liguria a Milano, alla luce soffusa della cabina di un treno che ha ritardato fino a mezzanotte... l'atmosfera giusta!
Ormai la storia è conosciuta dai più grazie al film, ma come ogni trasposizione, questo non rende la profondità delle situazioni e la caratterizzazione di ogni personaggio, non ultimo Pennywise il clown.
Venti anni fa chiudeva l'editoriale Corno e iniziava l'età d'oro dell'Uomo Ragno in Italia. Venti anni fa M.M. Lupoi redigeva il suo primo editoriale e due mesi dopo nasceva uno di quelli che avrebbero fatto la sua fortuna comprando costantemente il fumetto... io! Che coincidenza strana, no?
E io che mi aspettavo un bel regalo per il mio primo ventennio, come un bell'albo memorabile...
Invece questo Uomo ragno 461 è quanto di più deludente mi potevo aspettare. Ma andiamo con ordine.
La prima storia, scritta da Stan Lee in persona e disegnato da Coipel. Che dire? Bruttissimi i disegni che fanno sembrare l'Uomo Ragno uno di quei pupazzetti gommosi che si vendono in via Dante, quelli che imbrattano ogni domenica pomeriggio la vetrina della banca Nonsoquale, con il simpatico vecchietto che urla SPIDDAMAN!
La storia è anche peggio dei disegni. Stan Lee cerca di ironizzare su se stesso, ottenendo solo di risultare antipaticissimo. In ogni vignetta si autocelebra, e se la battuta iniziale sulla sua leggendaria modestia dovrebbe stemperare il tutto, frasi del tipo "per fortuna sono un gran cuoco, oltre che un grande autore", o "a me fa male la mano a forza di firmare autografi", o Peter che dice "Come sono stato fortunato a potermi scaldare al sole della tua saggezza!" e "Non so perchè a nessuno piaccia Stan. E' davvero un grande uomo" lo rendono estremamente antipatico.
Inoltre convince l'Uomo Ragno a non mollare la sua carriera di supereroe perchè non è solo un uomo, ma anche un business.
L'Uomo Zanzara alla fine dovrebbe far ridere?
Paul Jenkins scrive la seconda e inconcludente storia dell'albo.
Be, per fortuna dura solo 3 facciate. In poche parole è una telefonata, a MJ, di Peter nel (bruttissimo) nuovo costume prima dello smascheramento in diretta nazionale. Il tutto mentre sullo sfondo vediamo un padre giapponese con la sua bambina che vengono deportati al campo d'accoglienza di Poston nel '43.
Il riferimento a Civil War è moooolto tirato per le orecchie. Sì, i deportati erano cittadini americani senza colpa, ma non c'entra assolutamente nulla con la decisione di Peter, nè con l'atto di registrazione dei supereroi.
I disegni di Kei Kobayashi sono abbastanza semplici, ma i colori di Christina Strain sono molto suggestivi.
E poi la storia legata a Civil War. Devo dire che almeno questa mi è piaciuta!
La guerra civile imperversa nelle strade, gli amici si combattono l'un l'altro in un'atmosfera da guerriglia urbana che rende il tutto estremamente cupo. Il corteo dei cacciamaschere su camion blindati guidati da uno svolazzante Iron Man per le strade deserte è quasi epico. Inoltre vediamo durante questa specie di battuta di caccia la prima grande frattura nella "coppia" Spidey e Tony. Il dubbio si insinua nella mente di Peter: come fa il suo capo a sapere del senso di ragno, se lui non ne ha mai parlato? Da questo punto in poi Peter sarà sempre più sospettoso nei confronti del suo capo e mentore, nonchè del nuovo costume, che sembra a tutti gli effetti un sistema di monitoraggio dei suoi poteri.
Sopra le strade il corteo dei cacciamaschere, sotto le strade quello dei ribelli. Cap guida nelle fogne alcuni dei più potenti supereroi del mondo e sferra l'attacco proprio a Yancy Street, il quartiere natio di Ben Grimm, alias la cosa, che sta facendo già piazza pulita da solo. Segue un combattimento estremo, strade deserte, polvere, vicoli... sembra il far west!
E infine Peter fronteggia Capitan America. Il mito vivente tende la mano all'Uomo Ragno e...
"Per tutta la vita non hofatto altro che desiderare il rispetto delle persone che ammiro. Persone come lui. Finalmente, dopo tanto tempo... ce l'ho. E ora sto per perderlo per sempre."
Il combattimento che segue è muto, per una volta Peter non ha voglia di scherzare. Tre volte viene colpito, riesce ad imprigionare lo scudo di Cap e sfodera le nuove braccia metalliche. Primo sangue, ed è del capitano. Finalmente si vedono le conseguenze de "L'Altro": l'Uomo Ragno non combatte più da uomo, ma da aracnide... e Cap fugge, lasciando addirittura lo scudo, che Peter poi restituirà per rispetto ad un uomo che è una leggenda.
Straczynski si è rivelato di nuovo all'altezza e Ron Garney contribuisce con i suoi disegni a dare dinamicità alla storia.
Il quarto racconto dell'albo invece è la quarta delusione. Ci troviamo all' Interdimensional Comicon, una fiera del fumetto alla quale partecipano più universi paralleli. Praticamente i nerd sono elevati alla ennesima. Seguono battute che dovrebbero far ridere, fumetti che parlano di Amazing Reality al posto di Amazing Fantasy, un Peter Parker che volteggia con l'ombrello, l'Incredibile Dottro Banner di cattivo umore, il Punitore "è l'ultima volta che non rifate i vostri letti". Sembrano battute da Topolino.
E il nerd della nostra dimensione si chiede " ma è possibile che in altri mondi non esista Stan Lee?". Così si mette a cercarlo. Ebbene sì, è un'altra storia per leccare il fondoschiena di Stan.
L'apice si raggiunge quando il nostro caro Nerd trova l'uomo che stava cercando, il creatore dei suoi fumetti. Il quale sorridendo come suo solito e con occhi bonari da babbo natale dice "Be', ci sono un sacco di creatori di fumetti nel multiverso... ma c'è un solo Stan Lee".
Ah. Naturalmente tutto finisce in Pornworld.
Fred Hembeck segue con una incomprensibile striscia umoristica che... be... sì... eroi che vanno a chiedere l'autografo a Stan Lee.
La sesta storia è di nuovo, ahinoi, umoristica. Questa volta Aaron Williams ci porta in un fast food preso di mira da Rhino, Peter lo umilia, distruggono tutto e finisce con loro due che puliscono con le scope il locale. Come se non bastasse, il signor Casey Jones ci rifila personaggi anoressici che mettono una tristezza infinita!
Infine un nuovo progetto,Il Grande Arcano, un rifacimento in chiave moderna delle Guerre Segrete, bellissimo cross-over dell'85. Questa volta il sentore è che non sarà bellissimo. Daltronde, nell'85 c'erano praticamente tutti i supereroi e tutti i loro nemici che si combattevano su un pianeta disperso, questa volta ci sono Wasp, Kraven (non quello vero... è un cinematografico di Hollywood capellone), Hood (e chi lo conosce?), Medusa (e chi la conosce?), Hank Pym (ingrassato), l'Uomo Ragno (che muore subito (??)), il nuovo Venom (non quello vero... è l'ex Scorpione) e Firebird.
Il grande arcano è... ma perchè????
Questa gran delusione è mitigata solo da una cosa: il regalo me l'hanno fatto! Un bellissimo poster raffigurante Spider Man e Venom disegnato da... sì! Dell'Otto!